NEL SEGNO DEL ‘900: PREDAPPIO E FORLì

 

l XX secolo ha segnato profondamente la città di Predappio per aver dato i natali a Benito Mussolini e per essere stata oggetto di una completa “rifondazione” urbanistica in periodo fascista. Per questo, la cittadina ha caratteri peculiari che la rendono tappa obbligata per gli appassionati di storia, architettura ma anche enogastronomia: è città di fondazione con significativi esempi di architettura razionalista ma è anche “culla” del Sangiovese, vino di livello pari ai grandi rossi italiani (Brunello, Chianti) la cui base è proprio il clone del Sangiovese.

La visita parte dalla casa natale del Duce, un edificio di modesta fattura, una tipica casa rurale romagnola, costruita con sassi e pietra "spungone" senza intonaco esterno. Nel 1923, a quarant'anni dalla nascita e a pochi mesi dalla presa del potere da parte del fascismo, la casa venne donata dai predappiesi a Benito Mussolini; il Duce decise di trasformarla in una sorta di museo della sua infanzia da utilizzare in chiave di propaganda. Furono allestite le camere da letto dei genitori e dei figli, mentre al piano terra venne ricostruita l'officina del padre fabbro.
Attualmente l'edificio, ristrutturato e riaperto al pubblico nel 1999 (dopo la chiusura avvenuta nel 1944), è sede di mostre di interesse storico-artistico.
Poco distante si trova la casa del Fascio, costruita su progetto di Arnaldo Fuzzi tra il 1934 e il 1937. L’edificio, originariamente adibito a centro di accoglienza, centro ricreativo e sede dei comitati di partito, è composto da due corpi di fabbrica uniti dal nucleo centrale dell’ingresso, con a lato la torre littoria, simbolo di potenza.

L’itinerario prosegue verso Forlì, ricca di strutture architettoniche del periodo razionalista a partire dal quartiere che si sviluppa intorno all’attuale stazione ferroviaria. Il viale della Libertà si chiude scenograficamente su Piazzale della Vittoria, in cui campeggia il grande Monumento ai Caduti progettato da Cesare Bazzani, esaltazione delle glorie della Nazione attraverso un linguaggio con frequenti rimandi all’arte romana. In piazza Saffi spicca il Palazzo delle Poste edificato nel Ventennio.

palazzo romagnoliMa Forlì non è solo storia del ‘900. Immancabile una visita a Palazzo Romagnoli, costruito nella parte più antica della città, che prende il nome dalla famiglia Romagnoli di origine cesenate, che si stabilì a Forlì dal 1806 quando Lorenzo Romagnoli divenne prefetto della città durante il governo francese.
L'edificio, recentemente restaurato e aperto al pubblico come sede museale, ospita le collezioni civiche del Novecento. L'intero piano terra è dedicato all'esposizione permanente della prestigiosa Collezione Verzocchi.

sandomenico

A qualche centinaio di metri, il complesso di San Domenico, collocato ai margini del nucleo medievale della città e con la sua imponente mole (circa 7500 mq di superficie utile su un’area di quasi due ettari) costituisce, anche in termini dimensionali, una parte fondamentale del centro storico.
Nel periodo napoleonico la chiesa viene espropriata per usi militari e sarà definitivamente acquisita al patrimonio dello Stato nel 1866-67. Dopo il restauro è stato destinato a sede dei Musei civici e negli spazi al primo piano è stato trasferito, dal Palazzo del Merenda, un primo nucleo di opere della Pinacoteca civica.
Le opere esposte coprono un arco di tempo, che va dal XII al XVII secolo; si passa dall'affresco col Pestapepe, alle tavole del Beato Angelico e di Lorenzo di Credi, dalle opere di Marco Palmezzano, alla cosiddetta Madonna della Pace, dipinta da Vitale da Bologna e ancora dalla Fiasca con fiori del Maestro della Fiasca di Forlì, a Ebe, celebre opera dello scultore Antonio Canova, massimo esponente del neoclassicismo.
Oltre alle collezioni permanenti, il San Domenico ospita esposizioni temporanee di grande rilevanza per qualità e quantità delle opere e per il successo di pubblico. Fra le altre “Marco Palmezzano. Il Rinascimento nelle Romagne”, “Melozzo da Forlì. L’umana bellezza tra Piero della Francesca e Raffaello”, “Wildt L’anima e le forme tra Michelangelo e Klimt”, “Liberty. Uno stile per l'Italia moderna” e l'ultima “Boldini. Lo spettacolo della modernità” visitabile fino al 14 giugno 2015.